VIAGGIO NELL'OMEOPATIA

Prassi omeopatica: chi se ne occupa e come

Nella Medicina Omeopatica la visita è un momento determinante, nel quale il medico deve cercare di comprendere il più possibile della persona sofferente.
L’Omeopatia è infatti una medicina individualizzata, che si basa non solo sulla valutazione della malattia e dei suoi sintomi, ma anche sulle modalità con cui la persona reagisce, sugli aspetti costituzionali e comportamentali. Per questo motivo la visita omeopatica serve a definire non solo i disturbi fisici, ma anche la storia, lo stato emotivo e mentale della persona.

 

Il contributo del paziente è di fondamentale importanza; gli viene richiesta, infatti, una partecipazione attiva: dovrà parlare liberamente di sé, della sua salute, della sua vita e dei suoi problemi. Quello che si deve creare con il medico omeopata è un rapporto di fiducia; bisogna sentirsi a proprio agio, liberi di esprimersi e di parlare senza imbarazzi e timori.

 

Dunque, a chi bisogna affidarsi per intraprendere una terapia omeopatica? La visita si svolge in modo tradizionale come nella Medicina Classica? Di seguito tutte le risposte.

Chi può praticare l’Omeopatia?

L’Omeopatia è un atto medico determinato a tutti gli effetti stabilito nel Congresso Nazionale della FNOMCeO del 18 maggio 2002 a Terni ed è quindi praticabile esclusivamente da medici regolarmente abilitati all’esercizio della professione ed iscritti all’albo dell’Ordine dei Medici.

 

Per diventare medico omeopata è obbligatorio, dopo aver conseguito la laurea in medicina, seguire un periodo di tirocinio e almeno due anni di pratica, conditio sine qua non per l’iscrizione al Registro nazionale dei Medici Omeopati. La scelta di diventare medico omeopata è una possibile opzione che il medico può prendere, fermo restando le specializzazioni della medicina convenzionale.

 

Sarà quindi sempre opportuno affidarsi ad un medico, possibilmente formato ed esperto in materia, il quale si impegnerà in un corretto approccio diagnostico per operare, secondo scienza e coscienza, la scelta terapeutica più opportuna.

Come si svolge la visita omeopatica?

La visita omeopatica è sicuramente più dettagliata di quella a cui siamo tradizionalmente abituati. Possiamo schematicamente suddividerla in due parti:

  • prima parte: il medico omeopata effettua una tradizionale anamnesi, con raccolta dei dati e della storia clinica del paziente, accompagnata da un esame obiettivo, dalla prescrizione di eventuali accertamenti diagnostici (esami di laboratorio, esami strumentali, accertamenti radiologici, ecc.) ed infine procede con la formulazione di una diagnosi.
  • seconda parte: è invece finalizzata ad una conoscenza più approfondita del malato. L’attenzione si sposta sul paziente, sul suo modo di essere e di reagire, le sue abitudini, il contesto in cui vive, la sua alimentazione e il suo stile di vita.

L’analisi e l’integrazione delle due parti della visita omeopatica porteranno il medico alla scelta della terapia più opportuna per quel determinato paziente.
Inoltre, dopo la prescrizione del medicinale più adatto, il trattamento prosegue con incontri regolari col medico omeopata, più o meno distanziati a seconda delle necessità individuali.

Se due persone hanno gli stessi sintomi, prenderanno lo stesso medicinale omeopatico?

Evitare il fai-da-te è sempre auspicabile: è fondamentale rivolgersi piuttosto al farmacista o al proprio medico di fiducia perché la peculiarità e la forza della terapia omeopatica consiste nell’essere individuale e personalizzata. Quando l’omeopata prescrive una terapia, la studia per quello specifico paziente, che presenta un suo particolare modo di essere e di reagire ed una peculiare modalità di risposta agli stimoli esterni (sia positivi che, in particolar modo, negativi).

 

A differenza delle terapie cosiddette “convenzionali” che vengono prescritte solitamente “contro” qualcosa (contro il dolore, contro uno specifico sintomo, contro un agente patogeno esterno come batteri o virus, ecc.), le terapie omeopatiche vengono prescritte per favorire la reazione individuale dell’organismo alla malattia. Queste terapie, in buona sostanza, aiutano e stimolano l’organismo a sviluppare le proprie risposte.
Ne consegue che queste terapie sono assolutamente individualizzate e, a parità di patologia e di sintomi, non è affatto detto che assicurino le stesse risposte in persone diverse.

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