Crea il tuo Comic

Come fare uno storyboard

Non vedi l’ora che il tuo primo Comic prenda vita? Ancora un po’ di pazienza, serve ancora qualche passaggio. Con questo articolo ti addentrerai ancora di più nelle tecniche di stesura di uno storyboard!

Lungo il percorso abbiamo capito che la realizzazione di una scaletta è fondamentale per lo sviluppo della storia: rappresenta infatti la conversione del racconto in tavole, ovvero in scene e in sequenze, che sono due concetti strettamente legati tra loro che definiscono il ritmo della narrazione.

Dividere una storia in sequenze

In quanto fumettista provetto e studente diligente avrai sicuramente svolto l’esercizio della scorsa lezione, in cui ti abbiamo chiesto di indicare il numero di sequenze in cui si dividerà il racconto.

Cosa ne dici di provare concretamente? Ecco il frammento di una storia fittizia: dividiamola in sequenze:

 

Pietro, un ragazzo poco più che adolescente, sta percorrendo la strada verso casa come ogni giorno, spostandosi da un lato all’altro del marciapiede con fare scostante e annoiato. Ha appena attraversato la via principale quando viene sorpreso da un frastuono: una macchina rossa si è appena schiantata contro un lampione nell’angolo tra Rose’s Street e Lambert Avenue.Nel frattempo, in una casetta nel bosco, due uomini parlano sottovoce nascondendo
una sacchetto di tela al cui interno sembra esserci un corpo in movimento.

 

Immaginiamo che questa sia la sceneggiatura di un film, come si muoverebbe il regista? Probabilmente la dividerebbe in più sequenze e, per ognuna, girerebbe una successione di scene. Anche noi, come il regista, abbiamo fatto lo stesso; ecco la nostra suddivisione e un esempio di scene!

 

1 sequenza

  • 1^ scena: un ragazzo cammina con mani in tasca e sguardo basso prendendo a calci un sassolino con atteggiamento annoiato.
  • 2^ scena: un rumore improvviso in lontananza, il ragazzo alza la testa stupito e colto alla sprovvista.
  • 3^ scena: il ragazzo, inquadrato di spalle assiste all’incidente dell’auto.

Come possiamo vedere, tutte le scene si svolgono nello stesso tempo, nello stesso luogo ed esauriscono un’azione; ad ognuna di esse corrisponderà una vignetta e l’intera sequenza sarà rappresentata da una striscia.  La storia, pur mantenendo la stessa unità di tempo, sposta la sua ambientazione e inizia a descrivere un’azione diversa: avviene, cioè, un passaggio di sequenza narrativa.

La seconda strip invece rappresenterà la seconda sequenza. Ecco come l’abbiamo immaginata:

 

2^ sequenza:

  • 1^ scena: è inquadrata una piccola casa diroccata in un bosco, al crepuscolo.
  • 2^ scena: all’interno della casa, due uomini sorreggono un sacco di tela dalla forma irregolare
  • 3^ scena: il sacco viene inquadrato in primo piano e ci accorgiamo di un movimento al suo interno

Questo lavoro di suddivisione in scene dovrà essere svolto per ogni parte della storia.

In base al significato specifico di ogni scena, o ai contenuti che vogliamo mettere più in evidenza, possiamo dare vita a diversi tipi di sequenze; ecco alcune possibilità:

  • Sequenze narrative: presentano le azioni dei personaggi e gli avvenimenti in cui essi sono coinvolti. Hanno un carattere dinamico perché mettono in moto la narrazione e contribuiscono a farla procedere nel tempo;
  • Sequenze descrittive: illustrano personaggi, stati d’animo, luoghi e ambienti;
  • Sequenze riflessive: aggiungono opinioni, riflessioni e commenti;
  • Sequenze dialogate: riportano i dialoghi dei personaggi usando il discorso diretto.

I tipi di sequenze diversi da quella narrativa, che ha come obiettivo l’evolversi della narrazione, servono per integrare la narrazione dei fatti, hanno un carattere statico e si utilizzano quando si ha necessità di descrivere luoghi o esporre opinioni determinando, così, una pausa nella narrazione. Per esempio, nei fumetti gialli o noir, si fa spesso uso di sequenze statiche perché creano suspense bloccando l’azione in un punto critico ritardandone così lo svolgimento.

Come impostare una tavola di fumetto: scegli lo stile

Dopo aver diviso la storia in sequenze e stabilito il loro numero definitivo dovrai creare lo scheletro del fumetto, mettendo nero su bianco tutte le scene da realizzare: è il momento di creare la famosa gabbia o griglia sul foglio A4. Il processo di organizzazione delle vignette su carta è chiamato storyboard e deve tenere conto di tre obiettivi:

  • dare un’estetica al fumetto, perché il comic è comunicazione visiva e come tale anche occhio vuole la sua parte;
  • dare un ritmo narrativo alla storia;
  • facilitare il lettore nella fruizione e interpretazione del percorso di narrazione.

Le tavole di un fumetto possono essere organizzate in vari modi; scegliere quello giusto richiede un po’ di esperienza ma soprattutto intuito e creatività. Ecco i principali layout a disposizione:

  • Layout classico: questa struttura prevede una gabbia 3×2 dove vengono incolonnate 2 vignette su ogni fila, per un totale di 3 file. Tale suddivisone si predilige quando la storia da narrare è molto sequenziale e basata prevalentemente sul dialogo perché mette in risalto la narrazione piuttosto che la spettacolarità degli eventi. Un esempio di gabbia classica e quello usato nella maggior parte dei fumetti di Topolino o nei fumetti Bonelli.
  • Layout francese: i fumetti francesi sono spesso di grande dimensione e necessitano di una gabbia 2×4 che, invece di sfruttare tre file di vignette per raccontare la storia, ne utilizza 4. Questo layout rende necessario anche un formato diverso per le stesse vignette che saranno più strette e allungate, ideali per rappresentare un paesaggio o per dare spazio ai dettagli di una scena.
  • Layout americano: la gabbia americana si differenzia nettamente dalle altre per la disposizione irregolare delle vignette e perché predilige i virtuosismi e la spettacolarizzazione del contenuto. Non prevede un numero fisso di scene per tavola e anche le dimensioni delle vignette sono variabili: preferisce quelle verticali ma non disdegna quelle orizzontali, talvolta anche molto allungate, che riproducono lo schermo cinematografico. Un’altra caratteristica è l’uso delle cosiddette splash page: tavole intere, a tutta pagina e senza bordo, che regalano alla narrazione ulteriore dinamismo.

È tutto chiaro? Bene!

Prova allora a mettere in pratica quello che hai appena letto con il prossimo esercizio e dai vita al tuo storyboard!

 

ESERCIZIO PER IL LETTORE:

 

Prendi un blocco di fogli bianchi in formato A4, una matita e mettiti comodo!
Riprendi la scaletta che hai delineato durante le esercitazioni precedenti e definisci la gabbia in cui inserire le scene e le sequenze del fumetto.

Ora scegli il formato da dare al tuo comic. Questo passaggio è fondamentale: ricorda, usa il layout più adatto al tuo fumetto sulla base del tuo obiettivo (dare risalto alla narrazione, ai dialoghi, alla spettacolarità, ecc.).

 

Semplice vero? 🙂
Buon lavoro e… ci rivediamo alla prossima puntata!

Come nasce lo storyboard del fumetto

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